Lettera aperta agli Alpini e ai Combattenti della Grande Guerra sulla profanazione della Vallarsa

Montecchio Maggiore, 5 settembre 2011 
Lettera aperta agli Alpini e ai Combattenti della Grande Guerra sulla profanazione della Vallarsa
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Caro Alpino, Bersagliere, Fante e Geniere, 
non ti riconosco più. 
«Notte del 24 maggio 1915: mute, le stelle cullano il sonno di questo mondo alpestre che tante preziose gemme ancora rinserra; sulla frontiera gli uomini vegliano in armi». 
Molti di loro moriranno, da una parte e dall’altra. 
Conoscendo la storia e i luoghi, dopo aver riletto La Grande Guerra di Gianni Pieropan sul Monte Pasubio, mi spiacerebbe l’11 settembre p.v. iniziare una nuova lettera con quel “non ti riconosco più”. L’11 settembre della memoria italiana! Di fronte alla profanazione della Vallarsa che sarà messa in atto dal Giro della Padania il 10 di settembre, mi sono sentito rispondere dalle dirigenze delle Sezioni ANA: «noi siamo un’associazione apartitica e apolitica, non prendiamo la parte di nessuno». Vi sbagliate. Qui, sul Pasubio, non è questione di prendere parte, di stare a destra o a sinistra. Qui chi profana ha deciso di andare oltre il gioco delle parti, di uscire dal gioco della Nazione e della politica e dei valori che voi difendete. Qui non è più l’atto di un buzzurro (butzen) padano-celtico di nome Bossi, o di chi ne fa le veci, che calpesta o straccia la bandiera italiana in un non-luogo; qui si arrota il Santuario di una Nazione intera. Come potete lasciare passare una propaganda politica anti-italiana (dite che non è vero e sarete degli ipocriti) dove sono avvenute le più grandi sofferenze della Grande Guerra, dove sono morti e sepolti migliaia di giovani mandati qui a sacrificare le loro vite da tutto il Paese? Com’è possibile dimenticare che Battisti e Filzi – i quali hanno vie e piazze in tutta Italia – furono qui catturati – sul Corno di Vallarsa – e impiccati due giorni dopo a Trento? Qui, lo ripeto, qui, no! Non passa la Padania da qui. Non si usa uno sport che ha unito l’Italia prima e dopo le guerre per smantellarne l’Unità nel 150° anno della sua celebrazione. 
Provo profonda vergogna di fronte a queste domande senza risposta, a questo nascondersi dietro non a ideali sbandierati o a principi associativi fraintesi, ma a semplici giochi di gabinetto. Non è la decantata alpinità del Presidente Perona che tiene distante da queste risposte, ma l’infantile non ricevere fondi alle Sezioni dall’Amministrazione di turno, magari leghista.  
Ricordo con gioia e amarezza il giorno in cui scalai Cima Nikolajewka – una montagna inviolata di 6000 metri ai confini tra Pakistan e Afghanistan – con due Alpini. Io, che Alpino non sono, capii il valore degli Alpini su quei monti stranieri meglio che in qualsiasi libro o da vostra retorica celebrazione. Ricordo con amarezza e gioia gli sguardi di Rigoni Stern; stupito e felice, lui, Alpino e alpinista, quando gli consegnai la gigantografia della cima inviolata; indignato e disperato, qualche anno dopo, di fronte alla decadenza del diritto politico nella sua Vicenza – nostra contemporanea – poco prima di morire. Di ieri la notizia sul Giornale di Vicenza che la Base Africom è illegale.
 
Il 10 di settembre stiamo dando il colpo di scure a questa «Italietta smembrata e ammutinata». Se passa la menzogna l’Italia è finita. Non riuscite a capire il confine tra chi ha il dovere politico di alzare la voce super partes e chi ha deciso di uscire dalla politica, dall’Italia? Non è questione di fare politica, ma di salvare la politica. 
Con l’Operazione transumanza e le mille bandiere tricolori che vorrei vedere issate dagli Alpini e dagli altri Combattenti il 10 di settembre lungo la SP 46, io sto cercando di spostare lo scontro sulle montagne, sul piano simbolico, prima che giù, a Montecchio e a Rovereto e in altre parti d’Italia si venga alle mani, allo scontro fisico. E’ sui simboli, sui valori in essi custoditi, sulle idee, sugli errori del passato che “va vinta la guerra” per la costruzione di una nuova Italia. Non a livello della pancia e della menzogna che essa alimenta.  
Per questo vi aspetto numerosi sulle montagne della Vallarsa. Senza prender parte per nessuno se non per l’Italia e per i suoi caduti qui custoditi. Anche senza “portare il cappello”, ma come semplice e necessaria testimonianza personale e civile.
 
Altrimenti disilludetevi: non cercate nel fisco e nell’economia il capro espiatorio del nostro degrado e del vostro disimpegno. L’Italia sarà da quel giorno non solo un paese di evasori fiscali, ma in primis un paese di evasori morali. Il tutto predetto da uno striscione apparso tra di voi anni fa: «I nostri morti non ci perdonino». 
In attesa di una tua pronta risposta, caro combattente e difensore dell’Italia, con stima ancora immutata, saluto cordialmente.  
Alberto Peruffo, cittadino italiano che ha fatto fumare di tricolore un’intera montagna il 17 marzo del 2011 insieme a molti tuoi compagni.  

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Dettagli e informazioni su www.operazionetransumanza.it

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